Presentazione standard1Milano (AIMnews.it) – “Il lavoro intenso che abbiamo compiuto nel corso degli ultimi anni si è visto dai risultati di Enertronica nel 2015, ma vi è stato anche un grande lavoro all’interno dell’azienda che ci ha permesso di realizzare questi numeri – spiega ad AIMnews Vito Nardi, Amministratore Delegato della società attiva nei settori delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e nella progettazione e produzione di sistemi elettromeccanici – Il più recente esempio dell’importante e concreta trasformazione del Gruppo è nella costituzione dei vari comitati interni, “nomine e remunerazioni”, “controllo e rischi”, “parti correlate”. Non sono istituti richiesti dal mercato Aim, ma vogliamo prepararci per essere pronti quando faremo il salto di qualità e ci quoteremo al mercato principale”.

Avete già delle tempistiche?
Dovranno verificarsi le condizioni tecniche, ma credo che 12-18 mesi sia un intervallo di tempo utile per rendere raggiungibile questo obiettivo.

Intanto nel 2015 siete passati da 10 a 108 milioni di fatturato e da una perdita di 2 milioni a un utile di 4….
Sono dati importanti che confermano quanto spiegavamo qualche anno fa, e cioè che gli investimenti Epc avevano necessità di 2-3 anni dal bando di gara per entrare a regime. E questo è quanto è avvenuto. Poi, in realtà, a parte la crescita dei margini, 8,6 milioni di ebitda rispetto a un rosso di 1,5 milioni nel 2014, un dato che ci preme sottolineare è la posizione finanziaria netta: i 21 milioni di liquidità netta sono il segno che i lavori effettuati sono stati di qualità e che i clienti hanno approvato e pagato. Insomma, quella del 2016 è una Enertronica molto diversa da quella di tre anni fa.

Quali i punti forti del vostro piano industriale?
Abbiamo consegnato un piano che a nostro avviso ha ancora previsioni conservative. Contiamo di sviluppare tutti e quattro i nostri business, l’Epc e l’Ipp soprattutto all’estero, il risparmio energetico e la rivendita di gas ed energia soprattutto in Italia.

All’estero dove?
Africa e America Latina sono i continenti in cui la crescita è impetuosa e la marginalità di conseguenza più elevata. Abbiamo iniziato qualche anno fa insediandoci in Sud Africa e da lì ci siamo poi ampliati in altri Paesi africani: l’ultima operazione è stata l’acquisizione di un secondo campo fotovoltaico in Namibia. Allo stesso modo puntiamo ora all’America Latina, in cui ci muoveremo come a suo tempo in Africa: a breve indicheremo il Paese che rappresenterà la nostra base di partenza per allargarci successivamente nel resto del continente. Vi sono infatti parecchi Paesi interessanti per noi. A differenza di quanto accaduto in Italia qualche anno fa la Società è poco esposta al rischio normativo e la diversificazione per Paesi contribuisce alla diversificazione.

Il piano industriale indica 103 milioni di ricavi quest’anno e 107 il prossimo, per poi balzare a 161 nel 2018…
Dipende da quanto dicevamo prima: occorrono in media tre anni perché dai bandi di gara si arrivi alla partenza degli impianti di produzione di energia: ed è per questo che il prossimo picco di ricavi sarà tra tre anni circa.

E quali potrà essere per allora la ripartizione dei ricavi tra i vari business?
Penso abbastanza simile a quella attuale, con l’Epc che varrà in ogni caso oltre il 50% del consolidato. Del resto abbiamo costruito un gruppo presente in tutta la catena del lavoro, con le nostre sussidiarie che producono e forniscono progetti, componentistica e assemblaggio degli appalti vinti. Quindi l’Epc è in parte il comparto che traina il resto del business del gruppo.

Africa e America Latina, ma niente in Italia ed Europa?
In questo momento non vediamo grandi possibilità, ma siamo sempre pronti a cogliere opportunità qualora si presentino: per qualche anno la Gran Bretagna ha avuto una fiammata, ma ora sembra tornato tutto fermo. Forse ora potrebbero aprirsi possibilità in Polonia, ma del resto anche in Italia abbiamo vinto delle gare pubbliche e, ripresentandone l’occasione, potremmo partecipare ad altre. Ma sono tutte operazioni che non abbiamo nemmeno incluso nel nostro piano industriale.

E il business del risparmio energetico?
Ci puntiamo molto, partendo dalle nostre offerte di vendita di energia e gas e offrendo ai grandi clienti industriali la possibilità di risparmiare ulteriormente finanziando le opere necessarie. Per ora sono gli stessi clienti che investono in prima persona, ma stiamo studiando la possibilità di fornire linee finanziate da noi e provare ad aprire questo business a istituzioni e istituti bancari.

Alcuni analisti vedono però questo settore troppo esposto alla competizione e con basse barriere all’ingresso…
Può essere vero, soprattutto se anche i grandi operatori inizieranno a investire pesantemente nel comparto dell’efficienza energetica. Però c’è un aspetto molto positivo in tutto questo: questi investimenti daranno nuovo impulso al settore Epc, in cui, come detto, siamo presenti lungo tutta la catena del valore. Quindi per noi è comunque una buona notizia. Senza contare che anche lo storage è una branca importante di questo business: questo il motivo che ci ha spinti a realizzare una convenzione nella ricerca con l’Università di Cassino, con cicli di test su tecnologie e prodotti innovativi.